Barcellona

Vediamo…se dico che una città è: ammaliante, eccentrica, attiva, allegra, giovane, romantica, fiera, impegnata, orgogliosa, unconventional, sbarazzina, dinamica, smart, viva, pulsante, a voi cosa viene in mente? A me Barcellona!! Ogni volta che ci torno me ne innamoro sempre di più, mi sembra sempre più bella, più avvolgente, più vitale.. è sempre più “casa”, riconosco le strade, le finestrelle, le insegne.. ogni angolino adesso è pieno del ricordo della volta precedente. Per mia fortuna, venendoci spesso, oltre ad andare alla scoperta di posti nuovi, ho potuto riscoprire con occhi diversi, più pazienti e meno smaniosi di catturare immediatamente ogni dettaglio, anche i luoghi dove ero già stata in precedenza.  L’ultima volta, sono stata circa 2 giorni e mi sono concessa:

Casa Batlló: in assoluto la mia preferita tra le case progettate dal genio di Gaudì. Qui niente è lasciato al caso o fine a sè stesso, dalle maniglie di porte e finestre passando per il corrimano delle scale fino al rivestimento dei comignoli sul tetto è tutto studiato e voluto. Questa casa, da qualsiasi angolazione si guardi è capace  di lasciarti a bocca aperta, il mio personale angolino di magia si trova sul tetto ed è questo:

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La copertura che sembra la schiena di un drago

 

Ah poi mi diverte da impazzire l’effetto subacqueo che si crea muovendo la videocamera in alto ed in basso della vetrata delle scale.

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Effetto subacqueo della vetrata

Sagrada Familia:  sempre opera di Gaudì è unica, è leggiadra, colorata, solenne, slanciata, fuori dai canoni (a me, il suo interni più che una Chiesa ricorda un bosco), in costruzione, ricca di simbolismi, delicata.. Amo profondamente il modo in cui la luce filtra al suo interno, come colora gli ambienti, come questa quinta naturale dipenda dal sole, dalla stagione, dall’orario e dal meteo;

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L’arcobaleno che filtra dalle vetrate

 

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Le Vetrate

Amo come quest’esplosione di colori si riflette sui pavimenti ma ancor di più come vada a “sbattere” contro le canne dell’organo facendole apparire come un arcobaleno cromato!

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Canne dell’organo “arcobalenizzate”

Tibidabo: partendo da Plaza de Catalunya con circa 15 di minuti in tram si arriva quassù sulla collina che non ti aspetti, dove ad attenderti trovi il luna park del 1889, il Temple de Sagrat Cor ed una vista mozzafiato su tutta la città. Purtroppo per problemi di tempo,  mi sono limitata a prendere lo zucchero filato nei pressi della ruota panoramica che con le sue cabine colorate stagliate contro quel cielo azzurro azzurro mi ha messo un’allegria incredibile, sembravo scema da tanto ero contenta.

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Pedrera: Sempre di Gaudì, l’avevo già visitata qualche anno fa per cui questa volta mi sono limitata ad entrare solamente per vedere il tramonto dal suo tetto. I comignoli a forma di guerriero….sono diventati prima rossi, poi arancioni, poi rosa a seconda dell’intensità della luce del sole ed io sono rimasta senza parole.

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Barri Gotic/El Born: è utile avere una cartina, ma è decisamente più bello perdersi, vedere dove ti porta la strada, imboccare i vicoli ed i passaggi che catturando la tua attenzione ti ispirano. Sedersi sulla scalinata di fronte la Cattedrale, guardando le persone che si trovano in piazza, si prendono per mano e ballano al ritmo dell’orchestra che suona. Realizzare che quello che non è il solo spettacolo che troverai, ogni via di questi quartieri è la location scelta di volta in volta da musicisti, giocolieri, artisti di strada, cantanti e pittori; tutte le volte che mi trovo a passeggiare in questa zona e sento il suono di una chitarra, non c’è niente da fare.. mi si formano le farfalle nello stomaco.

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Alzare la testa e trovare gli strettissimi balconcini dei palazzi invasi dalle bandiere catalane gialle/rosse

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e da una miriade di piante, piantine e fiori ammassate le une sulle altre quasi come fosse una giungla cittadina.

Nota a parte per un posto particolare, questa piazza sembra essere ovattata, qui regnano un silenzio ed una tranquillità quasi irreali per una città come questa. Un pezzo drammatico della storia di Barcellona passa decisamente dalla Piazza San Felipe Neri: nel 1938 durante la guerra civile, 42 persone (20 bambini) tra quelle che si erano rifugiate all’interno della Chiesa persero la vita a seguito di un bombardamento che ne fece crollare il sotterraneo; la facciata porta ancora i segni di quelle bombe.

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Facciata della Chiesa di San Felipe Neri

A me piace andarci la sera, quando la piazza è illuminata dalla luce fioca dei lampioni e l’unico rumore che si sente è quello della fontana, l’atmosfera si fa nostalgica, malinconica, romantica.. il video my immortal degli evancescence mostra tutto questo alla perfezione.

 

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