Betlemme..un giorno dall’altra parte del muro

Un giorno dall’altra parte del muro.. come inizia? Il nostro cercando un taxi che ci portasse a Betlemme tanto per iniziare. In realtà, quello che abbiamo trovato sembrava il furgoncino dell’A-Team, colore nero con il retro senza finestrini e con una palla stroboscopica che pendeva dal tettuccio. Inizio strepitoso..quindi Partiamo! Il tassista ci avverte immediatamente che per evitare di perdere tutta la giornata fermi ai posti di blocco dell’esercito, saremmo costretti a percorrere delle strade alternative, ovviamente allungando un po’ il percorso, appunto per non avere “beghe”.. le due città distano nemmeno 14 km l’una dall’altra, questo inizia a dare l’idea di come debba essere la quotidianità per le persone che vivono qui.

Giusto il tempo di uscire da Gerusalemme che ti chiedi..ma, ma era davvero così ricca di alberi? Ma che era un’oasi o un miraggio? Basta voltarle le spalle che il colore verde sopravvive solo nella tua mente, la realtà è gialla! Gialli i sassi, le colline, il deserto, la roccia ed ovviamente il sole, che a fine ottobre ci regala giornate da 28°C, le uniche cose che rompono questo assoluto dominio cromatico, sono gli insediamenti sparsi qua là e la strada nera come la pece, ma solamente quando non tira vento..altrimenti è gialla pure lei.

Prima di arrivare a Betlemme, facciamo una sosta in una cittadina vista mare? No, vista muro..nella parte in cui i murales, urlano anzi ruggiscono..la voglia ed il bisogno di libertà di un popolo che vive all’ombra di un muro che divide i “buoni” dai “cattivi”.

Questo ricordo risale ad un caldissimo Ottobre del 2013, ma nemmeno quel sole cocente riusciva a scacciare almeno un po’ del grigiume di questa città..

macchine, rottami, calcinacci sparsi per le vie, case crollate, nessuno in giro, un triciclo rosa senza le ruote.. sembrava quasi di essere in una zona di guerra..conflitto che sarebbe effettivamente ripreso 9 mesi dopo, nel luglio 2014 nella striscia di Gaza.

Il tassista dettava i tempi, ed il nostro, all’ombra di questo pezzo di muro, era già finito. Sempre per il discorso dei controlli, veniamo lasciati a qualche centinaio di metri dall’ingresso della piazza principale e della Basilica della Natività. Ora, il fatto che io sia una “bischera patentata” è l’unica spiegazione plausibile per il fatto che abbia potuto passarmi anche solo per l’anticamera del cervello l’idea che questa città non fosse altro che un insieme di capannucce, con quella occupata da Maria e Giuseppe riconoscibile per la stella cometa sul tetto (stile presepe); la qual cosa, a distanza di 2000 e anni e spiccioli, la vedo un tantino improbabile. Ovviamente Betlemme esiste, è una città, ci sono case sia finite che non, negozi, bar, automobili,

 

chi vende thè e caldarroste per strada,

ci sono i cecchini sui tetti, i parcheg…i cecchini? per davvero? Si.. e per me è stato scioccante..erano una decina sparsi su tutti i tetti delle case che guardano la piazza..

 

purtroppo l’ho già detto..ti abitui, anzi la gente mi prende per scema all’ennesima potenza quando racconto questa cosa aggiungendo che nonostante tutto, in questo viaggio, sia riuscita a provare una sensazione di pace interiore talmente intensa da trovare difficoltà nell’esprimerla a parole e paragonabile solo a quella sentita durante il tramonto al Grand Canyon. Comunque, provando a far finta che i militari non fossero intorno a noi, entriamo all’interno della Basilica della Natività,

 

purtroppo non siamo riusciti a scendere nella cripta cioè nel punto in cui Gesù sarebbe nato..ci abbiamo provato in tutti i modi, ma i gruppi organizzati hanno comunque avuto la precedenza, e vabbè, si vede che doveva andare così..la colgo come scusa per tornarci e provarci una seconda volta.

Ancora il tassista a dettare i tempi, ma prima di portarci via, ci fa fare tappa da amici/parenti/amici di parenti/parenti di amici per comprare qualche souvenir; con questa scusa possiamo sbirciare all’interno dei laboratori dove uomini, circondati da bimbetti apprendisti, nei sottosuoli lavorano il legno dando vita ad un presepe piuttosto che ad un rosario od una statuina.

IMG_5216

Ok..che si fa ora? si va Gerico che con Damasco, si divide il titolo di città più vecchia del mondo.

IMG_5318

Il percorso per arrivarci è molto bello, si passa da un deserto bianco abbagliante da quanto riflette il sole, con il nero dell’asfalto che risalta in un modo incredibile. Deserto, villaggi nomadi con bambini che non appena ti fermi ti corrono incontro a mano tesa chiedendo qualche spicciolino, cimiteri di carcasse di auto, carri armati parcheggiati o abbandonati..non sappiamo.., molti palmeti, qualche baracchino della coca cola (quella non manca mai, è più infestante di radio Maria..forse) e qualche casa che porta addosso i segni di periodi poco felici.

Questo è quello che troviamo prima di arrivare alla città vecchia di Gerico..in cui stiamo solo una decina di minuti perchè ci sembra solamente una trappola per turisti. Mi sarebbe piaciuto salire sul Monte delle Tentazioni (sia la funivia che il percorso a piedi che portano al Monastero partono da qui) ma non avevamo sufficiente tempo per la visita, così decidiamo di non restare a pranzo lì ma di farci portare nella parte nuova della città, contravvenendo di brutto ai consigli del nostro tassista. Lui preoccupatissimo non so quante volte ci abbia chiesto di andare a pranzo da qualche altra parte, perchè ci diceva che qui le persone hanno il coltello facile e di sicuro non era il posto giusto per 7 donne, di cui due bionde, e solamente 2 uomini. In una città in cui le donne, o almeno la maggioranza di loro, escono di casa completamente velate ed accompagnate da almeno un familiare, le nostre braccia scoperte ed i nostri capelli al vento non sono certo passati inosservati.

La new Gerico sembra un formicaio, motorini, auto, taxi, furgoni, autobus, persone a piedi, militari, tutti che si spostano apparentemente a casaccio, possibilmente facendo più rumore possibile. Arrivando all’ora di pranzo con una discreta fame, ci siamo fiondati immediatamente in un locale dove abbiamo mangiato in un modo STREPITOSO!

Il proprietario cuoco e panettiere..(quando siamo arrivate stava servendo alcuni militari che avranno comprato minimo 30 filoni di pane) ci ha rimpinzati di hummus, falafel, salse di ogni tipo, carne, verdura, ed ovviamente l’immancabile pita. Inutile dire che mi sono alzata da tavola rotolando, per essere onesta, in questo viaggio gli unici pasti un po’ meno buoni, li ho consumati in albergo per colazione, poi ho assaggiato di tutto, dalla cucina araba, a quella kosher passando per l’armena e non c’è stata una sola volta in cui non sia passata per la sfondata di turno da tanto ho mangiato.

Qui, come cameriere personale avevamo il figlio del proprietario, un ragazzino di una decina di anni di nome Mohamed..timidissimo, dalla pelle olivastra e gli occhi marroni, profondi e curiosi, tanto che dall’intensità con cui ci osservava sembrava potesse risucchiare tutta la nostra storia, quello che abbiamo vissuto, la nostra cultura ed i sogni che facciamo. Abbiamo provato in tutti i modi a parlare con lui, ma la lingua è stato un vero problema, non siamo riuscite nè a raccontare di noi nè a chiedere di lui; per fortuna spesso e volentieri il linguaggio dei gesti corre in tuo soccorso così, i primi sorrisi sono serviti per rompere il ghiaccio mentre la reciproca curiosità ha fatto il resto. Alla fine siamo anche arrivate a chiedergli se voleva mangiare con noi, ovviamente senza successo perchè non potevamo rubare il cameriere del locale. Di quel bambino sono rimaste qualche foto, l’immagine dei suoi occhi affamati di vita ed il ricordo, stupendo, di quando per salutarci ci siamo dati un paio di bacini e lui istintivamente si è portato la mano alla guancia..sguardo che non ha distolto e mano che ha tenuto lì fino al momento in cui siamo definitivamente andate via.

Annunci

14 thoughts on “Betlemme..un giorno dall’altra parte del muro

  1. Ciao! Piacere di conoscerti, io sono Anna ed è la prima volta che passo da queste parti 🙂

    Sai che questo è il primo post che leggo su Betlemme, in assoluto? Non avevo nessunissima idea di come potesse essere visitare questo posto del mondo, e devo dire che le tue foto e le tue parole sono state abbastanza chiare. Siete stati coraggiosi ad andarci.

    Mi è piaciuta tantissimo la parte dedicata al bimbo cameriere, mi ha fatto troppa tenerezza 🙂 posso chiederti come mai ti sei soffermata sul fatto che due donne, oltre a non essere coperte, fossero bionde? E’ solo il “sembrare chiaramente turiste” o ci sono altri motivi per cui è più pericoloso?

    Mi piace

    1. Ciao..Io sono Margherita, e il piacere è mio..allora benvenuta nell’angolo virtuale della mia mente 😀
      Davvero è il primo post che leggi su Betlemme? Grazie mille per i complimenti che mi hai fatto 😀 Quel bambino ti giuro che era la tenerezza fatta persona, ci è dispiaciuto non aver trovato un modo per recapitargli quelle foto.

      Mi piace

    2. Per quanto riguarda le bionde, onestamente in pericolo, loro non si sono mai sentite; ovviamente la loro visibilità, rispetto alla mia che sono mora, era centuplicata..ma proprio per un fatto cromatico, lì le persone hanno quasi tutte la carnagione più scura della nostra e sono poco abituate a vedere gente bionda in giro. Devo dire però che a parità di maglietta a maniche corte, a loro è stato chiesto più volte di coprirsi le braccia mentre a me no. Del perchè di queste differenze, abbiamo provato a chiedere al tassista e secondo lui, oggi principalmente è un fatto di abitudine e visibilità; discorso diverso forse per le persone anziane alle quali potrebbero risaltare all’orecchio le vecchie “leggende” in cui le donne bionde venivano mandate da creature maligne per far cadere in tentazione gli uomini.

      Mi piace

  2. Ho letto il tuo post con estremo interesse… e anche i commenti. Non avevo mai sentito di questa “leggenda” sulle donne bionde inviate per far cadere in tentazione.. ma soprattutto, dev’essere stato proprio un grande viaggio questo, uno di quelli che lasciano il segno per sempre.

    Mi piace

  3. Leggendo il tuo post sono tornato indietro di 10 anni, cioè quando mi sono recato in Terra Santa (o in Israele, dipende dai punti di vista) ad ammirare questi luoghi intrisi di sacralità. Peccato che tu non abbia avuto modo di vedere la grotta della natività. E’ un’esperienza indimenticabile. E’ per te buon motivo per ritornarci!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...