Chobe National Park, quanta paura fa un elefante?

Ma..un elefante..quanta paura può fare? Anche se non mi ero mai posta questa domanda, la risposta l’ho ricevuta lo stesso..

Ma andiamo con ordine, perchè durante i 3 giorni trascorsi al Chobe National Park, di scoperte ed esperienze, ne abbiamo fatte molte altre! Tanto per iniziare, qui ci siamo  capitate assolutamente per caso: non avendo trovato posto sul volo di ritorno, siamo state “costrette” ad allungare il soggiorno in questo parco …quando si dice la sfortuna..povere tapine!

Una delle cose più importanti che ho scoperto è che dovremmo smetterla di lamentarci così tanto, per il tempo trascorso in fila macchina. In Botswana i camionisti sono costretti a stare anche un paio di giorni fermi in coda, perchè l’unica possibilità di attraversare il fiume, è tramite una specie di chiatta che fa la spola tra le due rive caricando solamente un camion per volta. Di conseguenza, si vengono a formare delle liste di attesa veramente chilometriche, che costringono i camionisti a dormire a bordo dei veicoli anche per più giorni.

Ma veniamo al parco vero e proprio: si trova in Botswana, è stato fondato nel 1967 ed occupa una superficie di circa 10.600 mq. Questo è il terzo parco per estensione dello stato ma senza dubbio il più rinomato, anche per il fatto che qui si trovi la più alta concentrazione di elefanti di tutto il continente Africano, se ne contano infatti circa 12.000 esemplari e questo dato è in costante crescita dalla fine degli anni 90.

All’interno del parco abbiamo fatto ben 6 safari di 3 ore ciascuno, di cui 5 in jeep ed 1 in battello. Ah piccola parentesi sul clima..le stagioni sono invertite rispetto alle nostre, quindi andando ad Agosto abbiamo trovato l’inverno..che però in tutta onestà, durante il giorno si sta decisamente bene in maglietta a maniche corte. Il problema nasce la notte e la mattina presto, dove bisogna dire che si gela per rendere l’idea della temperatura percepita. Considerando che il safari della mattina, rigorosamente su jeep scoperte che procedono a velocità sostenuta, inizia alle ore 6 circa; per me che soffro il freddo (con temperature pari a 27°C) per non congelare all’instante sono serviti: maglia termica, felpE, piumino, guanti e cappello di lana…ma io sono un caso più che anomalo: perso!

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La primissima escursione è stata sul fiume, la sera in cui siamo arrivate..ecco, io non immaginavo che sensazione potesse fare vedere così tanti elefanti tutti insieme..e quando dico tanti intendo mandrie..a perdita d’occhio, a gruppi di 2, di 3, di 10, famiglie, in solitaria..era tutto un brulicare di sagome grigie con sederone, proboscite e zanne. Ecco, che sensazione da?

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E’ strano..è un po’ come essere in un Jurassic Park con animali non ancora estinti ma quasi, la cui sopravvivenza purtroppo è strettamente legata alle riserve in cui vivono. Il fiume è il simbolo della vita, la calamita naturale per tutte le specie animali che lì vanno ad abbeverarsi ed immergersi, sulle sue rive siamo così riuscite a vedere tantissimi animali tra cui: coccodrilli, ippopotami, bufali, aquile e volatili di qualsiasi colore/dimensione/forma.

 

Tra un guarda qui ed un guarda là, senza accorgersene siamo arrivate all’ora del tramonto, quando il sole poco a poco ha iniziato ad abbassarsi, inondando il cielo con un arancione così intenso e bello da far dubitare che nella scala dei colori potesse esistere veramente una tonalità come quella. E del sole ne vogliamo parlare? Nemmeno fosse una delle palle energetiche lanciate da Goku, non avevamo MAI visto una cosa così, dava l’impressione di essere almeno 4 volte più grande di quello che generalmente siamo abituati a vedere dalle nostre parti.

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La prima cosa che ci siamo chieste e continuiamo a chiederci è :”chissà quanto deve mancare il sole alle persone Africane, che vivono in Italia o peggio ancora in Nord Europa?!”. Ma lo spettacolo non era che all’inizio: cielo e fiume hanno iniziato a “mischiarsi” scambiandosi i colori, per arrivare alle 259 sfumature di arancione finali.

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Come ultimo “regalo” della giornata, eccoti una barca di pescatori che si ferma, per riposarsi e ritirare le reti da pesca, proprio davanti a noi..ci siamo dovute pizzicare per avere la certezza di non essere state risucchiate all’interno di un quadro.

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Potrebbe bastare questo per definire strepitoso questo parco..e invece..c’è altro, molto altro..ci attende ancora il Safari in jeep con un Ranger pazzo scatenato. Non abbiamo fatto in tempo a dirgli che volevamo vedere un Leopardo, che è partito a razzo, abbandonando sia la pista battuta che il resto della comitiva, per dirigersi immediatamente dove secondo lui era più probabile effettuare l’avvistamento. E quale posto migliore se non la pozza d’acqua? Detto fatto..arriviamo in questo spiazzo dove ci saranno stati 30 elefanti e 150 scimmie.

 

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Ferma la jeep in un punto completamente circondato da rocce, alberi, tronchi, buche e come unica via di fuga, ovviamente la gincana in retromarcia tra gli ostacoli. Lui tira fuori l’Ipad ed inizia a filmare gli animali che bevono tranquilli e beati, cullati dal cinguettio degli uccellini, mentre le scimmie danno noia agli elefantini che scappano a gambe levate!..e quando scappano non è che siano  poi così lenti, come la loro stazza potrebbe far immaginare. Strano ma vero, abbiamo visto un elefante alto grosso e tontolone scappare terrorizzato perchè inseguito da una scimmia dispettosa e forsennata, alta appena 30 centimetri!

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Il sole, gli animali, il contatto con Madre Natura..tutto è veramente molto bello, fin quando la mia amica non mi dice di girarmi e.. beh c’era un giovane elefante adolescente che faceva con la nostra jeep quello che il toro fa con il mantello rosso del torero: ci puntava! In una frazione di secondo, mi viene a mente che nei giorni precedenti, ci avevano detto che uno dei metodi per capire se questi bestioni sono aggressivi o meno, è guardargli le orecchie: quando le stendono completamente.. ecco in quel caso un piccolo problemino da qualche tonnellata potrebbero rappresentarlo. E lui, queste orecchie, come le avrà avute??

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Ora aperte, ora chiuse, ora aperte, ore chiuse..tipo il battito di ali delle farfalle..panico! Ma proprio l’elefantino curioso ci doveva toccare? Io tentavo di chiamare il ranger..ma seeee lui faceva i filmini..mentre Dumbo continuava ad allungare la proboscide nella nostra direzione, arrivando a circa 5 centimetri di distanza dalla mia spalla. Che ero impanicata l’ho già detto? Si, lo ero abbastanza, ma soprattutto perchè cercavo e speravo in un cenno rassicurante da parte del ranger, che invece era ancora in modalità regista On.

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Tre minuti, tanto sarà durata questa bella scenetta, prima che il ranger si girasse e lentamente posasse i suoi strumenti di ripresa ma soprattutto, prima che l’elefantino si scocciasse di noi e si allontanasse, lasciandoci via libera per fare manovra e riprendere la nostra ricerca al Leopardo.

Leopardo che in realtà non vedremo mai; anche se alla fine siamo comunque riuscite a rifarci gli occhi e le emozioni, con una famiglia di Leoni che stava transitando a pochissimi metri di distanza dalla nostra jeep. E non sono servite tante parole..nessuna spiegazione, basta vederli per capire il perchè siano considerati come i re della foresta. Hanno regalità, eleganza, portamento e sinuosità da vendere; la leonessa sembra una sfinge, altera, attenta, vigile, letale e con lo sguardo killer, ma tremendamente tenera e coccolosa in presenza dei propri cuccioli.

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10 thoughts on “Chobe National Park, quanta paura fa un elefante?

    1. Grazie mille 🙂 Si..è una sensazione strana, perchè sono animali che di solito li vedi nei libri o nei documentari.. Io sopra quella jeep, mi sono divertita tantissimo, non la smettevo più di ridere..ho addirittura perso il conto delle volte in cui ho rischiato di cadere, ma queste sono altre storie 😀

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  1. Io sono sempre poco tranquilla in presenza di un elefante africano, specialmente se è molto vicino… l’importante è essere nelle mani di una guida esperta!
    Complimenti per l’articolo!

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