Oppede le Vieux: incontro tra sogno e realtà

Ancora non lo sapevamo, ma il nostro piccolo desiderio giornaliero, stava per realizzarsi.

All’improvviso la signora che ci stava procedendo si è arrestata, ha estratto la chiave dalla borsa ed ha fatto quello che avremmo voluto fare noi per tutto il tempo in cui siamo state in questo villaggio incantato: ha aperto il portone.

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Non poteva sapere che così facendo, aveva appena creato un varco spazio-temporale tra la nostra fantasia ed il mondo della fiabe. Immediatamente la chiave si è trasformata in una di quelle gigantesche ed arrugginite, la serratura nell’accoglierla ha sbuffato un po’ ed il giardino al quale la porta faceva da guardia ovviamente era di quelli magici. L’ambiente è di quelli un po’ decadenti, con le mura intorno pericolanti e l’edera che, arrampicatasi su tutte le facciate della casa, sta certamente nascondendo qualche passaggio o qualche segreto affidato a lei ed a lei soltanto.

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Purtroppo, il nostro personalissimo “stargate” è durato giusto il tempo che la signora entrasse in casa e richiudesse la porta alla sue spalle, nascondendoci nuovamente quel mondo, di cui volevamo assolutamente entrare a far parte.

Si, eravamo curiose, affamate di una storia che non conoscevamo nè capivamo fino in fondo; avessimo avuto le chiavi, saremmo entrate all’interno di tutte le case, vagando per ogni stanza ed immaginando come potessero essere le vite di chi le abitava.

Premetto che uno dei “marchi di fabbrica” del nostro duo un po’ stralunato, è quello di “entrare in casa della gente”..ovviamente ancora non siamo al livello di varcare realmente la soglia..anche se non ci manca poi molto. Quando siamo in giro e ci troviamo in quei paesini dove anche i campanelli, tipo le Sirene di Ulisse, diventano un richiamo da tanto sono belli, noi iniziamo a seguire un nostro personalissimo filo di Arianna che, immancabilmente, portandoci fuori dalle vie principali, di punto in bianco,  ci fa ritrovare di fronte a porte o cancelli di proprietà private.

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Quindi, nonostante che la voglia di scoprire di tutto di più per noi sia una cosa che ci viene dal cuore, questa volta ci siamo auto-stupite dalla curiosità che questa città ci ha fatto nascere.

Si, eravamo curiose, affamate di una storia che non conoscevamo nè capivamo fino in fondo; avessimo avuto le chiavi, saremmo entrate all’interno di tutte le case, vagando per ogni stanza ed immaginando come potessero essere le vite di chi le abitava.

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Se solo non ci fossero state le persiane, ci saremmo accontentate anche di strusciare le mani sulle finestre, per togliere lo strato polveroso del tempo passato e poterci sbirciare all’interno.

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Ma voi, avete mai visto un villaggio abbandonato, in cui tutto sembra essersi fermato all’attimo in cui le persone se ne sono andate? Le case sono franate, i segni del tempo si leggono chiaramente sulle facciate, le porte sono state sigillate con le pietre ed al posto dei tetti, adesso splende il sole…ma per il resto “non pende un capello”. Tutto è in ordine, non ci sono erbacce, le macerie rimaste sono solamente all’interno delle ex abitazioni; anche se certamente l’aspetto turistico influisce, qui non vi è incuria e fortunatamente in questo caso, abbandono non fa rima con discarica-a-cielo-aperto.

Dove la natura ha ripreso possesso dello spazio all’interno delle costruzioni, l’erba è alta e vi è nato e cresciuto anche qualche albero, però per le vie, dalle finestre delle stesse case abbandonate, si vedono fiori, belli curati e colorati, la cui posizione sembra studiata da qualche bravo giardiniere.

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Le piante che crescono davanti alle porte sono belle, ma belle davvero, di quel bello spontaneo, nato dai semi che trovano terreno fertile e germogliano in modo del tutto casuale…che se decidessi di riprodurre una cosa simile a casa mia, ne verrebbe fuori un’accozzaglia da record.

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Questo villaggio incantato, fatto di vie tortuose e natura rigogliosa, talmente piccolo da permetterti di girarlo in un’oretta appena, al tempo stesso è pieno zeppo d’incantevoli dettagli che d’improvviso catturano la tua attenzione e alt..fermi tutti ..fammi vedere di che si tratta.

Ma insomma, ma si può sapere il nome di questo luogo uscito dal mondo delle fiabe, probabilmente ancora in attesa di un principe, che con un bacio ne risvegli l’anima assopita?

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Siamo ancora in Provenza, il colpo d’occhio su questa zona comprende rocce, speroni, boschi ed il rudere di un castello il cui sogno di verticalità è svanito da molto tempo;

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la zona è quella del Piccolo Louberon, mentre il maniero diroccato si trova all’interno della cittadina abbandonata di Oppede le Vieux!

In realtà, oggi, non è esattamente un luogo desolato, derelitto ed abbandonato: alcune abitazioni, per non chiamarle ville, sono state finemente ristrutturate ed attorno alla piazzetta centrale ci sono alcuni localini che come li vedi…bum, trasmettono subito la sensazione d’estate e di vacanza. Alcuni artisti, inoltre, hanno scelto questa location come sede per le loro attività, aprendo negozietti e boutique con oggettistica di design.

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Allora? Che è successo? Perchè questo paesino è stato abbandonato? Perchè alcune persone ci vivono? Perchè ci sono i negozi cool quando non dovrebbe esserci anima viva? Le nostre ipotesi sulle possibili cause dell’esodo di massa sono state:

  • A – Motivi di lavoro
  • B – Calamita’ naturali tipo: terremoti, frane ecc
  • C – Cedimenti strutturali legati alla scarsa resistenza del terreno
  • D – Leggende legate alla presenza di entità soprannaturali o di qualche mostro tipo..vampiri

Esatto, la riposta corretta è la A.

Oppede le Vieux (la vecchia),

arroccata com’è su uno sperone roccioso, rendeva la vita dei suoi abitanti abbastanza disagevole, oltre ad obbligarli ad impiegare tanto tempo per coprire il tragitto casa-lavoro; così all’inizio del 19° secolo la popolazione si vide “costretta” a prendere armi e bagagli ed a migrare a valle, dove il terreno era pianeggiante, i campi di lavanda più vicini e le condizioni di vita migliori; alla nuova cittadina venne dato il nome di Oppede les Poulivets.

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Per un brevissimo periodo durante la seconda guerra mondiale, questo labirintico villaggio, fatto di vicoli e caverne segrete, divenne il rifugio segreto di “Le Groupe d’Oppède“, un gruppo di circa 50 artisti, capitatati dall’architetto Bernard Zehrfuss, in fuga dall’esercito nazista. Tra questi, vi era anche Consuelo de Saint-Exupéry, la moglie di Antoine autore del “Piccolo Principe“, che al suo libro intitolato “Oppede” pubblicato nel 1945, affidò tutte le storie, i drammi e le avventure di quel gruppo di rifugiati, unici abitanti del villaggio.

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Spesso il mondo reale e quello dei sogni sono nettamente divisi l’uno dall’altro, altre volte invece trovano un punto d’incontro..a Oppede Le Vieux, si mischiano e danno vita ad uno scenario fiabesco, in cui ogni casa si tramuta in un castello ed ogni giardino in un angolino magico…un luogo da cui non vorresti separarti mai.

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13 thoughts on “Oppede le Vieux: incontro tra sogno e realtà

  1. Pensa che quando ho iniziato a leggere mi stavo chiedendo se stessi raccontando un sogno in un posto fantastico 😊 Sembra davvero impossibile che possa esistere un posto così bello ma soprattutto che sia quasi abbandonato. Un luogo ideale per ambientare un libro o un film.
    Ovviamente l’ho messo nella lista dei posti da vedere!

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    1. Davvero, sarebbe il luogo ideale per un film o per un libro. Appena arrivate avevamo un po’ di timore, non sapevamo bene cosa aspettarci..invece, quando siamo andate via, gli occhi erano diventati a cuoricino. E’ un posto che trasmette una pace incredibile… approvo in pieno il suo ingresso nella tua lista 🙂

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  2. Bello bello bellissimo!! Le tue parole mi hanno trasportato in un’altra dimensione, sembra anche a me di aver varcato una qualche porta misteriosa! E ovviamente mi viene voglia di andare a scoprire questo angolino di mondo con i miei occhi… Strano, eh?

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  3. Non conoscevamo assolutamente questo villaggio abbandonato a se stesso ma incredibilmente affascinante.
    Come darvi torto sul fattore “attrazione da casa degli altri”? Anche noi siamo attratti da protoni, finestre e ci chiediamo sempre chi ci abita, come vive, quale è la sua storia… È quasi una mania! Ahahah 😂

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  4. Wow! Bellissimo post e bellissima realtà quella che hai raccontato. Mi hai fatto proprio entrare nel mondo delle fiabe e delle leggende. Un bel giro in Provenza me lo immagino da un po’ di tempo. Incrociamo le dita 😉

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  5. Che paesino delizioso! La prossima volta che vado.in Provenza devo concentrarmi su questi borghetti, la scorsa volta abbiamo visitato diversi paesini ma tra mercati e invasione di turisti a volte ci siamo un po’ intossicati!

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      1. A noi è successa la stessa cosa a Gordes e Les Baux en Provence dove abbiamo beccato un’invasione in piena regola mentre a Roussillon abbiamo fatto appena in tempo a girare in tutta calma il sentiero delle Ocre! A metà agosto la lavanda era tutta già tegliata però 😦

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      2. Noi abbiamo beccato, credo, l’ultima settimana prima dell’invasione. A fine giugno, avevano appena iniziato a tagliare la lavanda in qualche punto, in altri invece non era ancora fiorita del tutto..

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