Fuerteventura…pensieri molto spersi

Fuerteventura lo sai che la prima volta che ti ho sentita nominare, io non sapevo nemmeno che cosa fossero le Canarie? Poi una volta qualcuno fece il terribile errore di mettere il tuo nome e la parola surfisti all’interno della stessa frase, da quel momento per me sei diventata l’isola del tesoro. Ci siamo rincorse per diverso tempo, te mi offrivi sempre una scusa per venirti a trovare ed io ne trovavo sempre una in più per non farlo: Marte transitava in Ariete e Saturno era contro, insomma non c’erano le condizioni giuste, o almeno io non le vedevo. Quest’anno finalmente sono arrivate, TE sei arrivata nel modo più dolce e bello che io conosca: come regalo di compleanno. Anzi, più che un regalo posso dire che sei stata una sfida. Io mi sono sfidata a stare da sola, a fare qualcosa che non avevo mai fatto, a vedere come riesco a cavarmela in qualsiasi situazione; ho sfidato la mia ormai iper-mega-super-califragilistichespiralidosa proverbiale capacità di non riuscire a fare amicizia, la mia asocialità e tutte quelle menate di persona anche un po’ troppo timida.

Alla fine sta sfida l’ho vinta o no? Mah, solo per il fatto di averla accettata, posso ufficialmente rispondere SI! Se poi considero che dal primo all’ultimo giorno è stato tutto uno stravolgimento di piani: avrei dovuto partire sola e non l’ho fatto, avrei dovuto tornare il sabato da Fuerteventura ed invece sono tornata la domenica da Madrid, mi ero immaginata a tavola sempre da sola ed invece non lo sono stata mai, insomma avevo ipotizzato di fare o non fare tante cose, poi immancabilmente ha vinto sempre il contrario.

Ho sfidato pure l’organizzazione e gli itinerari pianificati, quest’isola me la sono voluta vivere alla giornata, nel bene e nel male. E di bene ce n’è stato veramente tanto. Non starò qui a raccontare di quanto Fuerte mi sia entrata dentro, di quali tasti abbia più o meno toccato e quali stelle mi abbiano rubato desideri fino ad allora inespressi.

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O forse si, altrimenti di che parlo? Ah, penso che ormai si sia capito, ma se così non fosse lo metto in chiaro: non ho la più pallida idea di dove andrà a parare questo post.

Perchè in fondo che cosa ci vuole a raccontare di una settimana a Fuerteventura? Basta mettere insieme parole come: sole, surf, kite, vento, infradito, sorrisi, crema solare, cerveza, cieli iperstellati, aperitivi al banana, mare caraibico, vento, rilassatezza… che il gioco è fatto. Seee mi piacerebbe fosse così facile!

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E’ successo che appena messo piede a Corralejo io mi sia sentita subito a casa, i ritmi lenti, la mancanza di stress, le amicizie facili, gli ampi sorrisi, il ron y miel ed il caffè buono hanno fatto sì che lo stile di vita  locale mi si attaccasse addosso come una patella sullo scoglio.

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Che poi, appena scesa dall’aereo una domanda è sorta spontanea: “ma che ci faccio io qui?” L’ultima volta che ho passato una giornata, dalla mattina alla sera, in spiaggia è stato quando le partite al flipper costavano ancora 200 lire. – Ci potevi pensare prima – sarebbe la sola risposta a questa domanda un po’ tardiva.

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Ma il bello di questo posto, come ho poi scoperto, è che non importa assolutamente che tu ti metta a gratinare, cercando di captare tutti i raggi del sole possibili ed immaginabili. Le attività alternative a cui è possibile dedicarsi, anima e corpo, sono veramente numerose.

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Basti pensare che  il tempo che ho passato in panciolle a cercare di abbronzarmi – leggasi non ustionarmi – è stato di circa 2 ore, complessive. E sì, il collo, le orecchie e dietro le ginocchia me li sono ustionati lo stesso.

Di quest’isola posso ufficialmente dire che mi ha stupita, perchè che viva del suo oceano, delle sue chilometriche spiagge e degli sport acquatici è noto a tutti (non a caso infatti i suoi 3 simboli solo il geco, il surf e le infradito),

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ma io non avevo la minima idea che anche l’entroterra fosse così meraviglioso. Ovviamente per chi è amante del genere. Mentre guidavo su quelle strade diritte, apparentemente infinite,

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ho avuto l’impressione di trovarmi in ben altri deserti, ben più lontani e famosi come quello del Nevada, o dello Utah (di cui ho una nostalgia che quella canaglia a confronto tende allo 0);

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le rocce dello stesso tipo di colore ocra/rossastro, la stesso cielo azzurro che più azzurro non si può e perfino la stessa sensazione di libertà. Ma è questione di pochi chilometri che il mentaltrip americano termini, perchè non appena ci si imbatte in qualche centro abitato la tua mentre ti catapulta in qualche pueblo sperduto nella Baja California.

Cactus di dimensioni esorbitanti, piante grasse quasi infestanti, chiesette a calce con qualche pietra a bella vista,

le caprette che non si limitano a farti “ciao” come quelle di Heidi, ma ti arrivano quasi in macchina da tanto sono curiose,

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le grandi croci in ferro al centro delle piazze

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e le aride vallate con il sole a picco che offre tutto meno che il riparo.

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Ed i mulini? Bellissimi, con le loro loro belle pareti bianche e le pale nere che si stagliano contro il blu del cielo, anzi quasi vi si scontrano da tanto riescono a spiccare.

Apparentemente ricordano quelli tanto cari al buon Don Chisciotte ma in realtà raccontano tutt’altra storia, quella di un’isola non ancora divenuta Sacro Graal dei surfisti, in cui gli abitanti dovevano lottare contro un territorio decisamente ostile.

Come ostile senza dubbio è il vento, anche se non appena cala ne senti immediatamente la mancanza perchè ti è subito chiaro come si debba sentire un’arista nel cuocere in forno. E proprio per colpa sua, non dell’arista – l’arista non ha mai colpe – ho perso una sfida contro me stessa, ma soprattutto contro la paura che il vento mi facesse volare giù con la macchina mentre stavamo cercando di raggiungere la spiaggia di Cofete. Sì, perchè per raggiungere questo luogo, vanno percorsi circa 20 km di strada sterrata, fare il “passo della montagna” fino a raggiungere il punto in cui si scollina per poi scendere fino alla meta. Le istruzioni che abbiamo avuto in merito sono state e cito testualmente: ” scollinate, arrivate al cimitero, parcheggiate e spogliatevi di tutto, anche dei vestiti se volete, prendete una bottiglietta d’acqua e camminate per circa 15 km fin quando, beh lo scoprirete da sole fin quando dovrete andare”.

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Peccato che nel punto dello scollinamento il vento spostava la macchina di peso, con noi sopra; così dopo un po’ di tentennamenti, abbiamo fatto manovra e mestamente siamo tornate sui nostri passi. Peccato perchè questa famosa Cofete, ci era stata descritta come il luogo più bello e potente di tutta l’isola, un posto in cui la forza della natura ti schiaccia e ti fa sentire piccino piccinò. Ovviamente non appena ho girato la macchina, la mia To do list si è immediatamente arricchita di una meta da spuntare.

E come se non bastasse, come se non fossi stravolta e strabiliata abbastanza da tutte queste novità, mi sono concessa pure una noche mas in quel di Madrid,

Che cosa fare a Madrid in un giorno (12)

brindando a suon di Tinto de verano a me stessa,

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a questo piccolo passo, alle piccole sfide vinte, al mio regalo di compleanno ed ai miei 33 appena iniziati.

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14 thoughts on “Fuerteventura…pensieri molto spersi

  1. Innanzitutto buon compleanno!
    Io con Furteventura ho un rapporto un po’ conflittuale: ci sono stata una sola volta ma era un last minute quindi sono finita in un posto sperduto, da vacanza all inclusive in un hotel con tanto di animazione, giochi aperitivo e pasti in mensa. Nessuna macchina da noleggiare, nè autobus comodi. Insomma, da ammazzarsi.
    Però le tue foto e le tue descrizioni mi fanno chiaramente capire che io è come se non ci fossi stata a Fuertventura. Se avessi visto le cose che hai visto tu sicuramente mi sarei innamorata di quest’isola selvaggia. Che posti magnifici! Allora se tornerò ti chiederò consigli 😊

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    1. Nooo oddio “teribbile proprio”ci credo che conservi un po’ conflittuale. Io me ne sono innamorata, forse più dell’ interno che della costa. Secondo me un progetto fotografico sui paesini ed i “luoghi dell’abbandono” sarebbe molto interessante da fare.

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  2. Un post meraviglioso Marghe, una bella pagina in poesia dedicata ad un viaggio che (si avverte) ti è piaciuto tanto! Devo dire che è una meta molto affascinante! Sono rimasta due minuti sulla frase “Ritmi lenti” non so dirti perchè ma sono quelle cose che ti prendono senza motivo. Da Napoli nessun volo purtroppo, dovrei salire a Roma. Ma se inseriscono la rotta da quaggiù è di sicuro in lista!
    Ancora complimenti per questa bella dichiarazione 😉

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    1. 😊 oddio grazie mille.. Mi hai fatto emozionare. Si..questo viaggio è stato davvero importante per me ma non pensavo si percepisse 😊 Da Pisa c’è un volo comodissimo…potresti abbinare con un paio di giorni da queste parti😉

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  3. È bello leggere i pensieri di qualcun’altro su Fuerte. Anche io l’ho amata dal primo giorno, tanto che poi sono tornata per starci 4 mesi. I suoi paesaggi lunari non piacciono a tutti e molti si chiedono come faccia ad esserne innamorata. Io rispondo sempre che il motivo è proprio perchè quello che si apre davanti ai miei occhi quando guido per le strade dell’isola è così diverso da ciò che siamo abituati a vedere che.. non so, mi colpisce ogni volta. E poi la bellezza di girare in bici senza pensieri… è una cosa che ricorderò sempre con piacere, visto che non mi è mai successo altrove. Viva la vida! E auguri in ritardo 🙂

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    1. Anche io mentre ero lí ho pensato di che non mi dispiacerebbe affatto viverci per qualche mese. In una settimana ho visto pochissimo, credo che l’interno nasconda un mondo unico ed affascinante tutto assolutamente da scoprire. Intanto devo tornarci perché mi sono spedita una cartolina e non mi è arrivata..e questo mi sembra un motivo sufficientemente valido per tornare, appunto. 😂😂😂😂

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  4. Marghe, mi hai fatto venire una voglia pazzesca di partire per Fuerteventura! Quanto mi piacciono quei paesaggi desertici… e che dire di quel paesino con i cactus?! Solo guardando le foto riesco a sentire il caldo atroce, il vento, il sole che picchia forte, il silenzio. Fantastico!!

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  5. Non sono mai stata a Fuerteventura, in generale non sono una da mare e da isole, ma guardando le tue bellissime foto senza sapere dove sono state scattate, penserei a tutto meno che alle Canarie. Quella vallata con i cactus mi rimarrà impressa a lungo…
    Ed anche se in ritardo nuon compleanno!! 🙂

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    1. Anche io non sono affatto da mare, cioè mi piace tantissimo ma mi ci annoio in fretta. A Fuerteventura le spiagge sono spaziali, infinite, in cui puoi camminare per ore senza vedere nessuno o quasi,insomma spiagge da film. I Villaggi dei pescatori sono qualcosa di miracoloso da tanto sono incredibilmente belli e poi c’è l’interno che ho amato alla follia: arido, desertico, roccioso, sabbioso, strapazzato dai venti e arso dal sole. I Cactus sono i signori incontrastati dell’intera isola, ce ne sono a migliaia di tutte le dimensioni e forme possibili ed immaginabili. Grazie mille per gli auguri 😉

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  6. “L’ultima volta che ho passato una giornata, dalla mattina alla sera, in spiaggia è stato quando le partite al flipper costavano ancora 200 lire.” Ecco questa potrei averla scritta io ma non per questo non amo il mare! Non amo il mare ad agosto con 40gradi all’ombra e stare ore ed ore ad arrostirmi sotto al sole! Ma che paesaggi! Le Canarie mi ispirano sempre di più, ora al pallino di Lanzarote si sta aggiungendo quello di Fuerteventura. Anche io la Baja California me la immagino così! Bellissima! PS. Anche io sono nata a fine giugno e sono asociale e ci metto un po’ prima di dare/prendere confidenza, quindi W le sfide accettate e vinte!!!

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