Milano, la porta d’Europa

Questo è un post decisamente di getto, senza tante indicazioni o belle frasi fatte piene di effetti, nessuna lista delle 10 cose + 1 da fare assolutamente a Milano. Niente di niente, se non le sensazioni che questa città mi ha lasciato.

Prima faccio una piccola premessa, ad inizio Aprile ero a Napoli per festeggiare il mio compleanno; dovete sapere che il mio compleanno è un giorno decisamente catartico e la scelta di dove festeggiarlo rientra decisamente nella famiglia delle scelte della vita, di quelle che ti obbligano a decidere quale filo tagliare, se il rosso oppure il blu.

Ad esempio, con mio grande rammarico non sono mai riuscita a festeggiarlo a Siviglia, nemmeno quando cade per Pasqua, Pasquetta o Vigilia, quando la città si riempie di incappucciati e la Semana Santa sconvolge – stravolge – tutti gli equilibri del luogo che più amo al mondo.

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Immagine presa in prestito da internet

Di Napoli ho detto che la città è talmente tanto meravigliosa che un pensierino a viverci potrei pure farcelo.

A Milano siamo arrivate alle ore 11:00; alle ore 15 ho esclamato: “Bimbe questa città è spettacolare, io voglio vivere qui!”

Se Napoli mi è sembrata di una bellezza stratosferica, Milano io l’ho trovata come una fucina d’idee, stimolante all’ennesima potenza.

Ovviamente la risposta è stata: fai pace con il cervello!

Totalmente in linea con lo stereotipo che vuole Milano come la patria del grigiume, del freddo e del sole come ospite fisso della Sciarelli a chi l’ha visto, sono partita senza troppe – nessuna – convinzioni, se non quella di godermi una, a detta di tutti, strepitosa mostra su Frida Khalo.

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Milano non è Italia, o almeno non di quell’Italia di cui io in primis faccio parte, quella legata alle tradizioni alla storia alla cultura… basti pensare che noi a Firenze ancora ci reggiamo sulle gesta della famiglia dei Medici. Io sono abituata a passeggiare tra le pagine di un libro di storia, a trovare normale passare di fronte alla Loggia dei Lanzi senza quasi degnarla di uno sguardo da tanto sono abituata a vederla, da tanto il mio occhio è assuefatto dalla bellezza.

No, in Milano ho visto una città in rampa di lancio, proiettata verso il futuro, la prima porta d’Europa.

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Il fatto di essere andata in contemporanea con il Salone del mobile mi avrà certamente fatto vedere una città un po’ diversa da quella che normalmente è, senza dubbio sarà stata una settimana di particolare fermento, ma io vi giuro che non sapevo da che parte guardare per cercare di perdere meno cose possibili.

Da Piazza Gae Aulenti, percorrendo a piedi viale Garibaldi e poi giù giù fino al Duomo, è stato tutto un susseguirsi di negozi le cui vetrine erano monumenti al design; mostre fotografiche e pittoriche d’artista; esposizioni temporanee; installazioni varie; boutique vintage e/o moderne; ristoranti gourmet e non; biciclettai; negozi di accessori fighi ai quali tu resistere non puoi; piazze; bar all’aperto, al chiuso, con chiostro interno e non; banchini che ti fanno sentire un emerito pirletto (sono nel mood milanese) perchè da una calza smagliata, un pezzo di camera d’aria e 3 tappini ti tirano fuori la borsa del secolo, roba che se lo sapesse McGyver sai che complessi gli verrebbero.

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E poi negozi di ballerine (le scarpe) di tutte le forme possibili ed immaginabili, scarpe tecniche che boh ai miei tempi le superga del mercato a 10 mila lire erano la perfezione a contatto con il suolo; il negozio della Tonki; il barbiere Hipster; lo spazio con fotografie ed oggetti di Cape Town; palazzi con i fiori che si spenzolano dai balconi, al fianco ad altri belli puliti e razionali; Chiese in mattoni che sembrano stridere con lo spazio intorno, ma che secondo me danno l’idea di quanto questa città sia in movimento e vada pure veloce.

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E poi mentre sei concentrato a decidere cosa vuoi vedere ecco che proprio vicino al Duomo ti appare un pulmino volkswagen tutto colorato con un gruppo di ragazzi che suonano al suo interno, insomma una specie di music van itinerante.

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E le palme in Piazza del Duomo, che a me sono piaciute proprio per il loro contrastarsi – quasi scontrarsi – con il nostro habitat; e l’aperitivo sedute accanto a Roberto Bolle, come se fosse una persona qualsiasi; e la vita che di sera passa attraverso i Navigli, luogo di ritrovo, aggregazione, scambio ed arricchimento.

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I Navigli, me lo avevano detto tutti che erano una città nella città, ma io non ci avevo creduto…ed invece è proprio così, un po’ come le casine rosse basse di Carrie Bradshaw a New York. Una sfilza colorata di case relativamente basse e ben curate che “fanno da scorta” al canale,

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nelle cui corti interne nascondono gelosamente angolini che definirli deliziosi è niente. Io mi sono trovata un po’ imbambolata non sapendo bene cosa fotografare se il glicine, i panni tesi, i colori pastello, i lampioncini o le tele esposte nei negozi d’arte.

Ma soprattutto io sono rimasta sbalordita da Piazza Gae Aulenti e da tutto il complesso futuristico che le sta intorno.

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Come dicevo prima, non appena ho messo piede qui ho avuto la netta sensazione di trovarmi di fronte alla porta dell’Europa; il quartiere che tende all’altezza, che si innalza rispetto al resto della città, ed al pari delle altre metropoli si sviluppa in verticale.

Ma qui lo fa meglio, perchè in questa “city” in verticale ci hanno messo addirittura un bosco.

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Una complesso faraonico con al centro una grande piazza, pensata come punto di ritrovo ed aggregazione; un luogo dove starsene in pace all’ombra della modernità, cullati dal rumore della fontana che sta al centro di tutto.

Poco a fianco ecco quelli che sono stati definiti come i grattacieli più bellli al mondo: quelli del Bosco Verticale.

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E’ irreale. In un mondo in cui i palazzi differiscono solo nella forma ma non nella sostanza, in cui le facciate fanno a gara a chi ha lo specchio più grande, qui a Milano hanno re-inventato un elemento talmente tanto “basilare” da apparire come rivoluzionario: la natura.

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E ripeto, sì vorrei tanto avere una conoscenza della città tale da permettermi di dare dritte sui posti instagrammabili o sul locale dove servono il miglior aperitivo della città. Purtroppo però lo ignoravo e continuo a farlo, però un consiglio mi sento di poterlo dare lo stesso: non fatevi ingannare dalla nomea di Milano, dal suo biglietto da visita di città fredda e grigia, vissuta solo da personaggi in giacca e cravatta che lavorano 29 ore al giorno… perchè a volerla osservare bene, Milano è viva e va vissuta all’ennesima potenza.

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10 risposte a "Milano, la porta d’Europa"

  1. E’ vero Marghe te lo confermo: Milano fa questo effetto. Mi ha stupita nonostante io ci sia stata in occasione di EXPO, quindi nonostante IL disagio sceso su questa terra in forma di fiera 😛
    Hai ragione, una fucina di creatività che MacGyver levate proprio! I Navigli mi sono rimasti qua, non ho potuto vederli in ragione di quell’accozzaglia di baracconi vuoti per cui dovevi anche sciropparti ore ed ore di fila in piedi. Non me lo perdonerò mai 😀 Intanto piango sulle tue foto 😉
    Ma tu non m’ignorare così la Loggia dei Lanzi però eh! 😉

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    1. E invece ti dirò che in occasione del disagio supremo fatto vista, non mi ero entusiasmata così tanto; l’avevo presa per una cosa faraonica ma fine a se stessa, èe invece manco per nulla.
      Sai che una volta convinsi una mia amica che le mura di Firenze erano state distrutte dai lanzichenecchi ma la città era comunque riuscita a resistere e come monumento alla memoria venne realizzata la Loggia dei Lanzi… Lanzi da lanzichenecchi ovviamente 🤣🤣🤣🤣🤣

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  2. Milano continua a “scapparmi” di mano: ci dovevo andare con due amiche a gennaio, poi una delle due si è fatta male alla schiena quindi abbiamo rimandato, poi dovevo andare il giorno prima di andare a fare il tatuaggio a Nova Milanese ma mi sono mossa tardi e quando ho cercato una stanza era già tutto occupato fino a Monza per il Salone del Mobile… Però mi piacerebbe un sacco, perché da come la descrivi non è per niente la città grigia e fredda che tutti si aspettano. Mi verrebbe da dire che ha tante cose in comune con Torino, che viene spesso percepita come fredda e anonima, mentre in realtà è tutto il contrario.
    Ah, auguroni di buon compleannoooooooo 😘

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    1. Ma allora devi assolutamente andare… per quanto riguarda la parte “cibo” saresti veramente nel tuo mondo; ma in generale Milano ha un’offerta tendente decisamente allo straordinario, sotto ogni punto di vista. Grazieeeee per gli auguriiii :*

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  3. Purtroppo i luoghi comuni su Milano si sprecano e nessuno di chi li recita con costanza ha mai veramente conosciuto né visto la città. Vivo a Milano, sono stata in moltissime città italiane per periodi più o meno lunghi e ognuna ha la sua bellezza e la sua storia ma il problema è proprio questo. La maggior parte di queste città vive di rendita su ciò che il passato gli ha lasciato, Milano no, Milano mantiene il passato ma guarda al futuro, non ne ho trovata un’altra che regga questo confronto e non potrei vivere in nessun altro posto 🙂 Se vuoi qualche consiglio sulla città spesso sul mio blog parlo di eventi e altro, se hai voglia passa a leggere!

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    1. Milano guarda al futuro in un modo spettacolare. Io in piazza Gae Aulenti volevo quasi dormirci da tanto ero affascinata, eppure qualche altro grattacielo in giro per il mondo l’ho rivisto, ma nessuno che mi abbia mai fatto quest’effetto. Assolutamente si che passerò dal tuo blog per scoprire qualcosa in più su questa città.

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  4. Manco da Milano da anni,da quando, per intenderci, ancora non c’era tutto il complesso moderno e futuristico comprendente anche il Bosco Verticale. già allora mi era sembrata una città vibrante, piena di possibilità e per di più a misura d’uomo, sensazione probabilmente acuita anche dal fatto che provengo da una città dove ancora si parla di gladiatori ed è tutto bloccato anche per il Vaticano (come da te ancora si parla della famiglia Medici…). Dico da tanto che mi piacerebbe tornare per scoprire come si è trasformata Milano e trovo che il tuo ritratto, soprattutto la tua definizione di “porta di Europa”, le calzi a pennello. Bellissimo articolo Marghe, mi è proprio piaciuto un sacco!

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  5. Ho perso il conto di quante volte sono stata a Milano ma sempre per lavoro e quindi senza aver mai potuto dedicare il tempo necessario a scoprirla bene. Per fortuna sono riuscita a godermi un po’ i Navigli, che sono diventati il mio posto preferito in cui passare la serata.
    Concordo con te sul fatto che spesso Milano è vittima dei luoghi comuni. Offre mille opportunità ed è super stimolante!
    Un bacione!

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