California on the road..ma non solo

Come tutto ebbe inizio..ma cosa.. il Taz&Marvin Tour Around the World o il viaggio nell’America dell’Ovest? E’ un po’ come chiedersi se sia nato prima l’uovo o la gallina.. ma proviamo a raccontare..

Metti due pischellette che in definitiva si conoscevano appena..dove rispettivamente ignoravamo: quali fossero i nostri colori e piatti preferiti, se prima di andare a dormire dicessimo meno le preghiere, se fossimo avventuriere o fifone o se ci puzzassero i piedi.. ma soprattutto non avevamo idea se 20 giorni 24h su 24 insieme potessero essere amabili, graziosi, disastrosi oppure fantastici.. Ecco si..il problema più grande che abbiamo dovuto affrontare è stato quello della puzza dei piedi…i suoi, anche se da la colpa alle scarpe..

Metti che una sera di febbraio di quasi 7 anni fa, venga pronunciata quasi per scherzo la parola vacanza, ma che presi talmente tanto sul serio da non dare nemmeno il tempo di arrivare a pronunciare la O di California, che ero già in versione Mago Merlino in “Honolulu arrivo”.

Metti che alla fine si sia partite per davvero e che dalla provincia Fiorentina ci si ritrovi nel mezzo della sfavillante strip di Las Vegas, pronte a salire sul nostro bolide per andare alla conquista del west..

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Metti paesini sperduti da qualche parte tra l’Arizona, il Nevada, lo Utah e la California, a centinaia di chilometri l’uno dall’altro ed intervallati da stazioni di servizio o dalle sbarre dei passaggi a livello. Dove lungo la strada, al posto delle berline prese a noleggio da noi turisti si vedevano sfrecciare i camioncioni, si proprio quelli che vediamo nei film..ecco, non solo esistono ma sono per davvero grossi grossi grossi.

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Metti queste strade apparentemente sperdute nel niente che magicamente ti conducono all’ingresso di un parco o che al momento giusto, dopo una curva quando la visuale si apre diventano un terrazzo sul mondo con scorci sulle rosse formazioni rocciose stagliate contro il cielo azzurro. Sì, quelle grandi lingue nere d’asfalto che srotolandosi ,chilometro dopo chilometro vanno ad alimentare il mito dell’on the road, della libertà, di Kerouac.. quelle strade “arroganti” che filano diritte seguendo una linea tracciata idealmente da chissà chi e fregandosene di cosa gli stia intorno,  vanno a dividere in due quegli incredibili spazi sconfinati, colline e monoliti compresi….. e spesso, le uniche a godere di questi scenari eravamo solamente n0i.

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Metti che una sia amante del colore arancione mentre l’altra del rosso e  durante il viaggio, si ritrovino catapultate in una parte di mondo piena di canyon, rocce, deserti, monoliti, ecc.. praticamente in un posto dove la componente cromatica è solamente quella calda. Per quanto mi riguarda basterebbe questo a farmi “innamorare” ma per mia fortuna il colore in questo caso conta poco perchè non è che si parli proprio di un canyoncino o un sassetto piccino e sfigatello a casaccio..nossignori, avevamo davanti agli occhi nientepopodimeno che: il Grand Canyon, la Monument Valley, Arch, la Death Valley, Zion, il Bryce Canyon, Yosemite (questo in effetti con il rosso non aveva molto a che rivedere ma resta comunque un posto da sogno) ecc.. sono luoghi che ti tolgono il respiro solamente a vederli in fotografia, immaginate a trovarseli di fronte, a toccarli, a respirarne il profumo.. ho ancora i brividi se ci ripenso..

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Metti che una delle leggende metropolitane più grandi riguardanti l’america sia: QUANTO SI MANGIA MALE!.. Nella realtà invece, noi abbiamo fatto delle scorpacciate eccezionali, tornando pure dimagrite. La colazione è il vero tormento degli indecisi : pancakes – donuts – frutta – uova – carne ecc ..tutto è buono ed il tutto è veramente tanto! Poi, come dice la pubblicità: “Per pranzo solo un panino al volo” però di non vederci più dalla fame nemmeno a parlarne: i locali di passaggio che si trovano lungo la strada con i murales della mitica Route 66 che spiccano sulle facciate, fanno hamburger di taglia XXXL. Con le cene ci siamo sbizzarrite, passando da quelle a base di birra e burro di noccioline spalmato su un tramezzino, alla bistecca con vista vallata passando per la pizza ed il panino con granchio a Frisco.

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Metti 20 giorni talmente tanto pieni, belli ed intensi che ad oggi quello è ancora considerato “IL VIAGGIO“.. E’ stato un continuo WOOOOOOW, ogni volta che, sempre più emozionate, entravamo in qualche National Park era come se varcassimo la soglia del Paradiso. Ma quali occhi a cuoricino, i nostri erano “spippolati”, come se avessimo mangiato il funghetto allucinogeno del brucaliffo, da tanto volevamo vedere tutto quello che ci circondava.. e dove non arrivavano le diottrie ecco fedele il clic della reflex. Non facevamo a tempo ad andare a letto che già, vittime dell’effetto tostapane, schizzavamo in piedi per andare ad aspettare l’alba, in assoluto silenzio per non rovinare quel momento così intimo e profondo…persino il pancino se ne stava zitto e muto senza borbottare.

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Metti che le albe non ci siano bastate, ed allora ecco i tramonti decisamente uno più bello dell’altro. Ognuno è un ricordo, che si trascina dietro un aneddoto, un momento felice, talmente tanto felice che ti spinge a volerne vedere altri, molti altri..possibilmente sparsi n più paesi e continenti possibili. Il piccolo principe dice che quando si è molto tristi si amano i tramonti, per noi funziona al contrario: più il sole va giù facendo infuocare il cielo e più che gli angoli della bocca prendono una piega verso l’alto fino a formare un sorriso vero e proprio.

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Così, tra un hamburger, una birra, una pink lemonade, hotel california che risuona alla radio mentre si attraversa la Hoover Dam ed un tramonto rosso fuego, è nata una grande amicizia che a sua volta ha dato vita al TAZ&MARVIN TOUR AROUND THE WORLD.

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PS.: Se non avessi usato il “Metti che” probabilmente non avei scritto nulla

P.P.S.: Taz era il soprannome della mia amica, mentre Marvin il mio

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8 thoughts on “California on the road..ma non solo

  1. Ciao Meridiano307 ! Mi puoi dire quanto hai messo per andare da Las Vegas al Monument Valley? E quale strada avete fatto per arrivare a le tre famose rocce che annunciano l’arrivo al Parco Nazionale? .. Ah che sogno!! Immagino ogni cosa una foto 😀

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    1. Assolutamente si, ogni istante è una foto sia scattata che non. Senti, io alla Monument Valley ci sono arrivata da Page e non direttamente da Las Vegas. Per il tempo di percorrenza booh, alla fine è molto soggettivo, dipende da te, da quante soste vuoi fare, dagli stop per le foto ecc. Fai conto che un giorno io sono tornata indietro di 50 Km solamente per fotografare il cartellone del cambio Stato. I tre monoliti si trovano in prossimità dell’albergo, che sta dentro al parco, e la strada è unica.

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  2. Sono venuta a curiosare da queste parti perché, quando si parla di States o viaggio on the road, Bea non può non essere presente. In una manciata di parole hai descritto un viaggio di venti giorni che anche per voi, come lo è stato per me, deve essere stato magnifico. Vedendo le tue immagini e leggendo quelle parole “metti che …” non ho potuto che riprovare l’emozione provata poco meno di un anno fa quando anch’io giravo su un Suv alla scoperta dell’Ovest. Ma chi potrà mai dimenticarsela questa vacanza che, come dici tu, “toglie il respiro”. Bellissima presentazione. Ciaoo

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